terça-feira, 26 de julho de 2011

La Ballata Dell'ardito



Dividendo lacquavite ed il mio trinciato forte
Sopra laltipiano allalba,
Io e un tenente prigioniero sprofondammo nel silenzio
Di quellinvernale calma.
Laria tersa delle vette non recava quel fetore
Chera a entrambi familiare,
DunEuropa di ventanni presa nel filo spinato,
A marcir come il letame...

Ma se vi ho guidato è perché ero disperato,
Non intrepida irruenza, ma solo indifferenza.
E se mai fui Ardito, fu solo perché ferito
Ero da tempo e attendevo il momento
Dellestremo congedo, del definitivo Credo
Di chi mai sentì giusto nullaltro che il disgusto...

La battaglia del Solstizio sannunciò con un tremendo
Rombo lungo tutto il fronte
Un buon giorno per morire, proprio quello che più a lungo
La sua luce al mondo infonde.
Li portai fuori cantando versi amari di condanna
Imparati in angiporto,
Confidando che la sorte raccogliendoci a manciate
Almeno raddrizzasse un torto.

Ma se fummo chiamati eroi ed encomiati
La trattativa il sangue scherniva,
E per tutti coloro che divennero concime
Un regio dispaccio di cordoglio vile.
Così presi licenza di sfidare la potenza
Non più di avversari che sanguinavano al pari,
Ma della mano che ordisce, in sicurezza e con decoro,
E strangola i popoli con catene doro.
Adesso ad un solo Superiore eternamente
Vado cercando udienza:
Maggiore Renzi, presente!

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